martedì 20 maggio 2014

INTERVISTA A EUGENIO MEDAGLIANI '' CONFESSIONI DI UNA VITA''




Eugenio Medagliani 83 anni, testimone e protagonista di storie straordinarie, racconti di vita legati alla cucina, alla cultura, all'eredità della famiglia, lunga 174 anni. La sua non è solo una storia che racconta il successo di una azienda simbolo Milanese, l'arte del vestire la cucina, i suoi preziosi utensili si trasformano in strumenti capaci di interpretare l'estro di tutti i grandi chef, ma lui non è solo Medagliani, lui è intelligenza, cultura, stima, il lato chimico della cucina collegata al cuore: questo è il senso. Le cose importanti, quelle che contano, che si fanno ricordare nella vita, sono le azioni, la strada che si è percorsa, e cosa abbiamo da raccontare. Oggi sarò io ad avere il privilegio di narrarvi il viaggio di quest'uomo straordinario, che apre lo scrigno della sua esistenza, svelandomi esperienze, esempi, storie, e l'affetto sincero che consacra l'amicizia con il Maestro Gualtiero Marchesi.


Mi ero raccomandata di rimanere calma, ma le mie raccomandazioni sono svanite al momento stesso che la figura di Medagliani, apparve sulla soglia del suo ufficio, mi sembrava di avere il cuore a mille. C'è qualcosa di semplice e magnetico nel suo sguardo, col fare garbato, spezza il mio turbamento, ci accomodiamo e tutto il resto scorre nel susseguirsi delle sue parole.





Maestro parliamo di talenti e di storie. La cosa principale per uno chef è dedizione e passione, personalmente nella sua carriera di "talent scout", oltre questi requisiti fondamentali, a chi conosce l'onere della genialità.

Ognuno ha il proprio stile e le proprie peculiarità , che testimoniano la filosofia culinaria, definita poesia dei sapori. Il palato, il prodotto alimentare adatto, saperlo cucinare, " lo strumento giusto''.
Maria Sole Capodanno, aveva questo sogno: quello di fare la chef. Di lei posso dirti che è una donna, volitiva e intelligente, da queste doti scaturisce una cultura poliedrica, che gli ha permesso di tramutare la sua vocazione per la cucina, in una realtà di vita. Lo stesso Gualtiero Marchesi, l'ha scelta come rappresentante della sua cucina in estremo oriente, a Tokio. Lei riesce a fare quello che è necessario fare. Una mia grande collaboratrice e Donna.



Lei ha trascorso tutto il secolo scorso, come ricorda la vita della Milano della sua gioventù?


Era tutto bruciato, tutto distrutto, non avevi i soldi, ma avevi le mani e il cervello. Per mantenermi agli studi, mi arrangiavo con piccoli lavoretti, per  ben quattro anni andai a scrutinare le schedine del totocalcio, tutte le Domeniche da settembre a giugno. Non avevo neanche i soldi del biglietto del tram, con la volontà e la fame di sapere, percorrevo il tragitto di andata e ritorno da casa, a piedi.
Venivamo fuori dal fascismo, ho vissuto la guerra. Mi ricordo che seduti sul marciapiede in San Babila, con in mano un cono di gelato, si discuteva di tutto: arte, storia, filosofia, c'era la voglia di assimilare, costruire.



Lei ha conosciuto grandi autori delle cucine e personaggi di spessore: ... Marchesi, mi parli della vostra amicizia.

Il mio racconto con lui è legato ad un rapporto di stima, che va oltre alla semplice amicizia di lunga data, tanto è vero, che lui mi dice: "oramai siamo rimasti solo io et e". Il nostro è un rapporto di cultura, il cibo è il fine, ma è il percorso che interessa. Noi nel lontano 1952, in Bovesin de la Riva, incominciavamo a mettere a frutto quelle che  non volevano essere solo idee rivoluzionarie, nell'ottica della cucina, tanto è vero che  mi son rimesso a fare il rame, per avere una riconducibilità termica ottimale, mettevamo insieme i nostri concetti. Così  la nostra amicizia è passata attraverso tante situazioni, contatti, pensieri. Lui è un amico con cui si può stare in silenzio.


Lei è stato descritto in diverse posizioni: umanista, insegnante gastronomo, critico, mi faccia lei un suo ritratto.


Io ho interesse per tutto ciò che è sviluppo della personalità dello studio, mi presento come un'artista dall'animo creativo, in diverse sfaccettature. Non un passatempo, ma una vera espressione alla pittura ha catturato la mia vita, seminari, incontri, ore a discutere insieme a noti artisti le opere d'arte. Ebbi da li, il mio apprendistato a volgere le mie composizioni. Fra tante onorificenze che mi vengono attribuite, io amo pensarmi come un uomo che ha dedicato il suo tempo, a quello che gli apparteneva. La costruzione equivalente al potere della mente e le sue capacità.


Sul tavolo delle sue ultime invenzioni, figura uno strumento realizzato per uso, dell'unico maestro stellato dai gusti vegetariani: Pietro Leemmann, qual è il meccanismo fondamentale che costituisce una manifattura su misura.


Tutto ciò che viene fatto, ed io vendo, non nasce a caso, ogni oggetto ha un perché, segue una legge, un concetto legato alla matematica, che è pensiero puro. Per cui il mistero della cucina legato agli attrezzi è legata alla precisione, alla chimica, fisica. Il rapporto che mi lega ai vari professionisti,  necessita anche dalla percezione che loro hanno del cibo, dalla chiave di lettura. attraverso tutto ciò posso spiegare la visione, la funzione.


Il maestro ci ha emozionato citando i testi sulla sezione Aurea. Candidamente ci domanda, voi sapete dirmi la differenza che c'è, fra Dio e la radice quadrata di 2. A questa domanda ci guardiamo tutt'tre perplesse, "benissimo" la radice quadrata di 2, corrisponde all'infinito, due infiniti sono uguali. una testimonianza cosi armonica, da lasciarci un senso di pace.

L'incontro con quest'uomo rende difficile, non lasciarsi trasportare dai sensi e dalle emozioni. Io aggiungerei: una lezione di cultura nelle pieghe dell'anima.


Ringrazio all'Arch Sofia Galluzzi e Miledi Beligni per la collaborazione.



Isabella Scuderi


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